L’insegnante non ritira la denuncia. L’«agguato» in aula, qualcuno ha spento la luce. La docente di 56 anni si è fatta curare al pronto soccorso ed è stata dimessa con qualche giorno di prognosi, poi si è presentata ai carabinieri e ha sporto denuncia

 
 
L’Istituto Floriani di Vimercate (Photomasi)L’Istituto Floriani di Vimercate (Photomasi)
 

La ricostruzione

Poi il ricordo: «Stavo finendo la lezione di Storia, alcuni ragazzi hanno abbassato le tapparelle elettroniche e l’aula è rimasta al buio. A quel punto mi è stata lanciata una sedia addosso. È una classe un po’ particolare, sono quasi tutti maschi (una sola ragazza, ndr) del terzo anno, che studiano per diventare tecnici elettrici. Io penso che l’atto di bullismo di cui sono stata vittima sia il risultato di un clima negativo». Le cause di questo clima sono molteplici, ma c’entrano anche le «leggi che hanno costruito una scuola basata sui numeri e sulla quantità di progetti, in cui non si privilegia il rapporto coi ragazzi». «E poi, qualora si presentasse un problema grave, come il mio, il preside dà vita a delle `istruttorie´ in cui il docente è messo sullo stesso piano dei ragazzi. Ancora, le note non hanno nessun valore, se i genitori reclamano dobbiamo darci da fare per non perdere `la clientela´, perché gli studenti sono come clienti da soddisfare». Denunciare «mi è costato dolore - continua la professoressa - Ma se non l’avessi fatto avrei leso la mia dignità. E non ho ritirato la denuncia quando il colpevole è saltato fuori: il gesto grave resta, non è un gioco virtuale, bisogna farne prendere coscienza ai ragazzi. Così come noi dobbiamo prendere coscienza della nostra dignità d’insegnanti. E atti come questo vanno denunciati perché non si ripetano, per tutelare gli studenti e noi». Le famiglie sono fondamentali per evitare questo tipo di problemi. ma in questo caso la mamma del ragazzo non si è mai vista, «non si è mai presentata a scuola».

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